La sicurezza non è un adempimento
Abstract
Questo paper legge la prevenzione incendi non come un insieme di adempimenti sovrapposti al progetto, ma come una sua componente strutturale, che attraversa progettazione, cantiere, gestione e trasformazioni dell'edificio. La sicurezza è «invisibile» non perché i suoi dispositivi debbano scomparire — vie di esodo, segnaletica e presìdi restano riconoscibili e accessibili — ma perché, integrata fin dall'inizio, diventa parte coerente dell'architettura e della sua organizzazione. A partire dalla pratica nel retail, nell'ospitalità e nella trasformazione del patrimonio esistente, il testo attraversa il ruolo del local architect, le vie di esodo come lettura della storia di un edificio, il cantiere in esercizio, la sicurezza come sistema organizzativo. L'incendio del 1° settembre 2026 al Centro Commerciale Conca d'Oro di Palermo, considerato soltanto attraverso fonti pubbliche, offre una verifica della tesi: il perimetro di un incendio non coincide con il perimetro delle fiamme.
Una non conformità antincendio raramente nasce nel momento in cui viene rilevata. Più spesso è l’esito di trasformazioni successive, manutenzioni rinviate, responsabilità trasferite senza un vero passaggio di consegne. La centralina che non risponde al controllo periodico, la porta tagliafuoco che non chiude più perché da anni struscia su un pavimento rifatto, il combinatore telefonico disattivato perché nessuno ne conosce più l’accesso: ciò che si manifesta oggi affonda in una decisione — o in una mancata decisione — presa molto prima. Leggere queste tracce significa comprendere non soltanto come funziona un edificio, ma come è stato governato nel tempo.
Ne deriva una distinzione che la pratica rende evidente: quella tra conformità e sicurezza effettiva. Un fascicolo può essere completo — progetto approvato, segnalazione certificata presentata, certificazioni raccolte — e l’edificio, negli anni, allontanarsi da quella condizione. Il Codice di prevenzione incendi (D.M. 3 agosto 2015 e successive modificazioni) tiene conto di questo scarto. Non si limita a sostituire le prescrizioni con le prestazioni: organizza la progettazione attorno a una valutazione del rischio e a una strategia di misure coordinate, lasciando al progettista la scelta tra soluzioni conformi, soluzioni alternative da dimostrare con metodi riconosciuti e, nei casi motivati, soluzioni in deroga. E colloca tra quelle misure la gestione della sicurezza antincendio, cioè l’insieme di procedure, controlli e responsabilità che devono mantenere nel tempo le condizioni assunte in progetto. La sicurezza, in altre parole, non è uno stato raggiunto al rilascio di un titolo, ma una condizione che si mantiene — o si perde — un intervento alla volta.
Nei grandi contenitori commerciali, dove insegne e layout cambiano di continuo, questo scarto è la normalità. Progettare la sicurezza di un edificio destinato a cambiare gestori significa allora progettare anche la sua capacità di restare leggibile.
Le criticità raramente nascono dal fuoco. Nascono da decisioni prese anni prima da persone che, quel giorno, non stavano pensando a un incendio.
Il local architect come interprete del rischio
Quando un marchio entra in un immobile che non ha progettato e che non conosce, qualcuno deve tradurre: il concept del brand nelle regole edilizie locali, le sue esigenze commerciali nel linguaggio del rischio, le scelte di prevenzione nelle esigenze operative del punto vendita. Nella pratica del retail internazionale questo ruolo ha un nome: local architect.
È un ruolo che si definisce anzitutto per ciò che non è. Le valutazioni di prevenzione incendi, il relativo progetto e il confronto tecnico con il Comando dei Vigili del Fuoco competono al professionista antincendio incaricato — nella pratica di INSULÆ, specialisti di lunga esperienza con cui lo studio collabora stabilmente. Gli impianti hanno i loro progettisti; il cantiere ha direzione lavori, coordinatore per la sicurezza e imprese; proprietà e gestori hanno obblighi propri, a partire dalla gestione della sicurezza in esercizio. Il local architect non si sostituisce a nessuno di questi soggetti né assume competenze che la norma attribuisce ad altri. Il suo compito è far sì che le scelte tecniche, una volta definite da chi ne ha la responsabilità, diventino parte coerente del progetto, del cantiere e dell’esercizio.
Concretamente, significa condividere con tutti gli attori l’esito del confronto con l’autorità e tradurlo in tavole, capitolati, sequenze di lavorazione; verificare in sopralluogo che una nuova partizione non riduca una larghezza di uscita o non interrompa una compartimentazione; coordinare l’intervento su una centrale di rivelazione condivisa con altri gestori; spiegare al direttore del negozio il senso di una prescrizione prima della sua forma. Molto di questo lavoro non è descritto da alcuna norma. Si costruisce nei sopralluoghi e nei verbali di coordinamento, ed è fatto soprattutto di attenzione: accorgersi, entrando in un locale tecnico, che una temperatura anomala può segnalare un problema di ventilazione da portare a chi ha la competenza per valutarlo.
Le vie di esodo raccontano l'edificio
C’è un esercizio che cambia il modo di guardare un edificio esistente: seguire a ritroso una via di esodo, dall’uscita fino al punto più lontano, e annotare ciò che lungo il percorso non torna. Una porta che si apre nel verso sbagliato perché è stata sostituita senza verificare quello originario. Un filtro a prova di fumo che oggi confina con un magazzino nato molto dopo. Una scala che a un piano intermedio cambia larghezza senza ragione apparente — finché non si scopre che quel piano appartiene a un’altra epoca.
Lette con attenzione, le vie di esodo restituiscono la storia stratificata di un edificio meglio di molte planimetrie: l’epoca di ogni parte, gli ampliamenti, i cambi di destinazione sovrapposti. Stewart Brand ha descritto gli edifici come organismi che «imparano» attraverso trasformazioni che si depositano a velocità diverse sui loro diversi strati — la struttura, gli impianti, la distribuzione interna, gli arredi. Il sistema di esodo è uno dei luoghi in cui queste velocità entrano in conflitto: ogni modifica della distribuzione ne altera le condizioni, senza che l’insieme venga necessariamente riletto.
In un immobile commerciale storico o in un albergo cresciuto per addizioni, è spesso la sola traccia coerente di interventi non sempre documentati. Per questo, sul patrimonio esistente, la prevenzione incendi comincia da un lavoro quasi archeologico: prima di proporre una soluzione, capire quale sequenza di decisioni ha prodotto la configurazione attuale.
Progettare ciò che non si vede
Il titolo di questo paper si presta a un equivoco che conviene sciogliere. La sicurezza invisibile non è una sicurezza nascosta. Le vie di esodo devono essere riconoscibili, le uscite segnalate, estintori e idranti accessibili e individuabili, i comandi di emergenza raggiungibili; l’illuminazione di sicurezza deve garantire l’orientamento e l’esodo quando serve. Su questi elementi l’integrazione architettonica non può andare a scapito della funzione.
Ciò che può smettere di apparire come elemento estraneo è altro: la compartimentazione che coincide con le partizioni del progetto, la porta tagliafuoco che appartiene al linguaggio dello spazio invece di interromperlo, il sistema di rivelazione disegnato insieme al controsoffitto, il percorso di esodo che coincide con il percorso naturale di chi frequenta il luogo. Quando prevenzione incendi e progetto dialogano dall’inizio, la sicurezza non viene aggiunta allo spazio: ne diventa una regola costitutiva. Quando non dialogano, lo si riconosce subito — nelle canaline posticce, nelle porte tagliafuoco tenute aperte con un cuneo, nei cartelli che contraddicono i percorsi.
Donald Schön descriveva il lavoro del professionista come una riflessione nel corso dell’azione: una conversazione con la situazione, in cui il problema si definisce mentre lo si affronta. Ci sembra una descrizione adatta anche a questo campo: le scelte che rendono la sicurezza parte dell’architettura si precisano nel dialogo continuo tra progetto, specialisti e cantiere.
Questo dialogo trova la sua prova più severa nel cantiere in esercizio: negozi aperti mentre si trasforma un piano, alberghi che ricevono ospiti mentre un’ala viene rifatta. Qui la prevenzione incendi diventa un vincolo che attraversa ogni fase del cronoprogramma. Le separazioni tra area di lavoro e area aperta al pubblico vanno definite caso per caso: le prestazioni richieste, anche di resistenza al fuoco, dipendono dalla configurazione dell’intervento, dalla valutazione del rischio e dalle condizioni di esercizio, e si stabiliscono con il professionista antincendio e con chi gestisce l’attività.
I percorsi di esodo provvisori vanno progettati, segnalati e verificati come quelli definitivi, perché in emergenza nessuno distingue una soluzione temporanea da una permanente. E il coordinamento tra Piano di Sicurezza e Coordinamento e gestione antincendio dell’attività deve essere continuo, non un allineamento fatto all’avvio e dato per acquisito.
Il cantiere in esercizio non è più un'eccezione da gestire: per molte trasformazioni contemporanee è la condizione ordinaria del progetto.
La sicurezza come sistema organizzativo
Più si segue la prevenzione incendi da vicino, meno si parla di fuoco. Si parla di persone — chi conosce le procedure, chi le ha dimenticate, chi è arrivato dopo l’ultima formazione — e di organizzazione: chi controlla cosa, con quale frequenza, che cosa accade quando un responsabile cambia ruolo o azienda. James Reason ha chiamato condizioni latenti le debolezze introdotte da decisioni organizzative e gestionali, che restano silenti finché non si combinano con un evento che le rende visibili. È una descrizione precisa di ciò che il primo capitolo ha osservato sul campo: un aggiornamento non eseguito, un passaggio di consegne mancato, un fornitore che non risponde più. Presi uno per uno sembrano irrilevanti; sommati nel tempo, costruiscono le condizioni che un sopralluogo, un giorno, dovrà ricostruire.
Su questo terreno conviene distinguere tre piani, che si possono leggere come altrettanti livelli di lavoro.
Obblighi
Per i luoghi di lavoro, il D.M. 1° settembre 2021 disciplina controllo e manutenzione di impianti e presìdi antincendio, il D.M. 2 settembre 2021 la gestione della sicurezza in esercizio e in emergenza. Ne discendono doveri — controlli periodici e loro registrazione, pianificazione dell'emergenza, formazione degli addetti — che fanno capo al datore di lavoro e, per le attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco, al responsabile dell'attività.
Responsabilità
In un grande complesso si distribuiscono tra proprietà, gestore del centro e singoli conduttori secondo i titoli di ciascuno, e richiedono un coordinamento esplicito.
Buone pratiche
Nessuna norma le impone in questa forma, ma il progetto può predisporle: una documentazione che distingua impianti e presìdi comuni da quelli del singolo punto vendita, sopravviva ai cambi d'insegna e renda leggibile a chi arriva dopo ciò che chi c'era prima sapeva.
Il pensiero sistemico di Peter Senge aggiunge un elemento. Un centro commerciale non è una somma di negozi collegati da un corridoio, ma un organismo con impianti condivisi, compartimentazioni comuni, una centrale di rivelazione che dialoga con decine di gestori: ogni parte dipende, per la propria sicurezza, da decisioni prese altrove. In sistemi simili, osserva Senge, causa ed effetto sono spesso lontani nel tempo e nello spazio. La prevenzione più efficace non è quindi quella che produce il fascicolo più voluminoso, ma quella che lascia dietro di sé un sistema capace di essere mantenuto.
Conca d'Oro: oltre il perimetro dell'incendio
Il 1° settembre 2026 un incendio ha colpito il Centro Commerciale Conca d’Oro di Palermo, interessando in particolare la copertura, con il crollo parziale del tetto della galleria. Secondo le cronache il centro è stato evacuato completamente, senza persone coinvolte tra il pubblico; un vigile del fuoco è rimasto intossicato durante lo spegnimento. Le cause sono oggetto di un procedimento della Procura di Palermo: le ipotesi circolate sulla stampa e le posizioni espresse dalle parti non sono accertamenti, e questo paper non ne tratta.
Nota sul contesto
INSULÆ ha svolto nel complesso, negli anni, incarichi di Direzione Lavori su singoli punti vendita, senza alcun incarico relativo alla sicurezza antincendio generale del centro. Ciò che segue non contiene valutazioni sull'evento, sulla struttura o sui soggetti coinvolti. Contiene, invece, la nostra vicinanza a chi in quel centro lavora.
Le fonti consentono di osservare le conseguenze. Il centro è chiuso al pubblico dal giorno dell’incendio. A fine settembre le attività sono state ripartite in tre zone: una zona bianca di 57 attività non danneggiate, una zona gialla di 13, una zona rossa con le aree più colpite (LiveSicilia, 28 settembre; La Sicilia, 29 settembre). Il 6 ottobre la curatela delle società proprietarie, in liquidazione giudiziale, ha comunicato la riapertura della zona bianca per il 16 ottobre e della zona gialla per il 31 ottobre; per la zona rossa non c’è ancora una data, e si valuta il trasferimento temporaneo di alcune attività in locali comunali adiacenti (QdS e LiveSicilia, 6 ottobre).
Le ricadute riguardano tra 1.300 e 1.500 lavoratori, a seconda delle fonti, e l’accesso alle tutele ha risentito delle incertezze procedurali legate all’indagine (LiveSicilia, 28 settembre); una commissione dell’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato un contributo integrativo, il cui iter non risultava concluso alla data delle fonti consultate (QdS, 5 ottobre; La Sicilia, 6 ottobre). Almeno due insegne hanno annunciato di non riaprire (BlogSicilia, 25 settembre).
Circa sei attività su dieci, dunque, non sono state danneggiate; eppure la loro riapertura è prevista a sei settimane dall’evento, e per le aree colpite i tempi restano da definire.
Il perimetro di un incendio non coincide con il perimetro delle fiamme.
Lo scarto si legge su più piani. Sul piano architettonico e funzionale, riaprire una parte di un organismo mentre un’altra resta interdetta è un nuovo progetto. In termini generali — senza riferimento alle soluzioni adottate nel caso, che non conosciamo — significa ridefinire i confini tra area in esercizio e area inagibile, verificare che l’esodo e gli impianti della parte aperta non dipendano da quella chiusa, ristabilire le condizioni di salubrità. Il compartimento, concepito per contenere il fuoco, si rivela anche la possibile unità di una ripartenza per parti; e il cantiere della ricostruzione, accanto ai negozi riaperti, riproporrà a lungo la condizione del cantiere in esercizio.
Sul piano organizzativo, decisioni anche lontane dall’incendio — dalle tutele per i lavoratori alle autorizzazioni per la riapertura — si intrecciano con l’accertamento di chi rispondeva di cosa, che spetta all’autorità giudiziaria. Senza entrare nel merito, se ne ricava un argomento: la chiarezza documentale dei ruoli, predisposta prima e non dopo, è parte della qualità di un sistema.
Sul piano economico e sociale emerge un’asimmetria. Per impianti e compartimentazioni un centro commerciale è un organismo unico; sul piano contrattuale è un insieme di rapporti distinti, che possono sciogliersi uno alla volta, e i lavoratori seguono le sorti delle singole imprese. I sindacati hanno parlato di un possibile «effetto domino»: il pensiero sistemico lo chiamerebbe circolo di rinforzo, in cui ogni chiusura riduce l’attrattività dell’insieme e rende più probabile la successiva. In una dinamica simile il tempo non è neutro.
Occorre però tenere distinti gli obiettivi. La prevenzione incendi ha come fine primario la tutela delle persone; la continuità delle attività economiche dipende da molti fattori — assicurativi, contrattuali, amministrativi, giudiziari — estranei al progetto. Progetto e gestione possono contribuire, insieme a quei fattori, a limitare le conseguenze di un evento e a rendere possibile un recupero funzionale ordinato: con compartimentazioni e impianti leggibili per parti, responsabilità documentate, cantieri di ripristino compatibili con l’esercizio.
Il valore di ciò che non accade
Un progetto si racconta attraverso ciò che si vede all’inaugurazione. La prevenzione incendi, quando funziona, non compare in nessuna di quelle immagini: il suo risultato migliore è un’assenza — un’emergenza che non si è verificata, un danno rimasto contenuto. Per questo è tra i lavori più difficili da raccontare e più facili da sottovalutare.
Quell’assenza ha anche una dimensione temporale. Una sicurezza integrata nel progetto e mantenuta nella gestione protegge le persone nel momento dell’evento; insieme a molti altri fattori, contribuisce anche a ciò che accade dopo: alla possibilità di distinguere ciò che è stato colpito da ciò che può ripartire, di ricostruire le responsabilità, di restituire uno spazio a chi lo abita e a chi ci lavora. Il compito dell’architettura non è soltanto costruire spazi in cui vivere e lavorare, ma predisporre le condizioni perché quegli spazi possano continuare a essere abitati, trasformati e, quando necessario, recuperati.
La sicurezza invisibile è anche questo: la capacità di un edificio di conservare il proprio futuro.
Riferimenti e fonti
Brand S., How Buildings Learn: What Happens After They’re Built, New York, Viking, 1994. Gli edifici come sistemi che si trasformano per strati a velocità diverse. Richiamato al capitolo 3.
Reason J., Managing the Risks of Organizational Accidents, Aldershot, Ashgate, 1997. La nozione di condizioni latenti: debolezze organizzative che precedono l’evento e ne preparano le condizioni. Richiamato al capitolo 5.
Schön D. A., The Reflective Practitioner: How Professionals Think in Action, New York, Basic Books, 1983. La riflessione nel corso dell’azione come forma della conoscenza professionale. Richiamato, come interpretazione degli autori del paper, al capitolo 4.
Senge P. M., The Fifth Discipline: The Art and Practice of the Learning Organization, New York, Doubleday, 1990. Il pensiero sistemico applicato alle organizzazioni, compresa la nozione di circolo di rinforzo. Richiamato ai capitoli 5 e 6.
Ministero dell’Interno, D.M. 3 agosto 2015 e s.m.i., Norme tecniche di prevenzione incendi (Codice di prevenzione incendi). Impostazione della progettazione per valutazione del rischio e strategia antincendio; soluzioni conformi, alternative e in deroga; gestione della sicurezza antincendio tra le misure. Capitolo 1.
Ministero dell’Interno, D.M. 1° settembre 2021 (controllo e manutenzione di impianti, attrezzature e sistemi di sicurezza antincendio); D.M. 2 settembre 2021 (gestione della sicurezza antincendio in esercizio e in emergenza nei luoghi di lavoro). Gli obblighi di gestione nella fase di esercizio richiamati al capitolo 5.
Il caso Conca d’Oro — fonti consultate
Agenzia Dire, Paura a Palermo: incendio al centro commerciale Conca d’Oro. Il crollo del tetto divorato dal fuoco, 1 settembre 2026, dire.it.
BlogSicilia, Conca d’Oro, chiude anche IQOS: i sindacati temono l’effetto domino, 25 settembre 2026, blogsicilia.it.
Cataldo S., Palermo, il Conca d’Oro verso la riapertura: cosa sta succedendo, LiveSicilia, 28 settembre 2026.
La Sicilia, Conca d’Oro, la riapertura è più vicina: metà ottobre è il traguardo per 57 negozi, 29 settembre 2026, lasicilia.it.
Seminara M., Conca d’Oro, Giambona mette sotto il governo: via libera agli aiuti fino a mille euro per i lavoratori, QdS, 5 ottobre 2026.
Giordano A., Incendio al Conca d’Oro, dalla Regione mille euro per i lavoratori rimasti senza stipendio, La Sicilia, 6 ottobre 2026.
Lo Pipero E., Palermo, il Conca d’Oro pronto a riaprire: ecco le date, QdS, 6 ottobre 2026.
Cataldo S., Incendio al Conca d’oro: c’è una data per la riapertura parziale, LiveSicilia, 6 ottobre 2026.
Nota editoriale
INSULÆ Papers è la serie editoriale con cui lo studio documenta, a partire dai propri cantieri, le domande disciplinari che li attraversano. I paper nascono da progetti reali ma non li descrivono: ne estraggono il metodo. Le situazioni richiamate sono ricondotte a tipologie di intervento ricorrenti — grande distribuzione, retail, ospitalità — senza riferimento a pratiche, fascicoli o comandi specifici. Il capitolo 6 si basa esclusivamente sulle fonti pubbliche elencate sopra, consultate fino al 10 ottobre 2026; non riflette informazioni riservate né valutazioni tecniche di INSULÆ sull'evento, sulle sue cause o sui soggetti coinvolti. Le considerazioni tecniche che vi compaiono hanno carattere generale.